Lazio-Inter 1-0: mister, dove si va?

Partiamo dalla fine. Mazzarri, evidentemente stizzito per l’arbitraggio irritante di Damato, afferma che ”l’obiettivo dell’Inter non è mai stato la Champions”. Dallo studio di Sky Di Marzio, poco dopo, conferma: “Nessuno della nuova e della vecchia proprietà ha mai chiesto a Mazzarri il piazzamento Champions”.

Il passaggio ha enorme rilevanza perché denota da un lato l’arrendevolezza della vecchia proprietà (comprensibile che Moratti non abbia voluto svenarsi prima di passare la mano) e dall’altro denota un inquietante approccio della gestione Thohir (francamente incomprensibile), La rosa dell’Inter attualmente può lottare per un piazzamento Europa League sopratutto alla luce del passo insostenibile delle prime tre. E probabilmente l’Inter ce la farà a piazzarsi tra quarto e quinto posto. Il problema è ben diverso. La squadra sta subendo un’involuzione di gioco e di motivazioni. Ad oggi non si vedono grandi prospettive per la prossima stagione. E non potrebbe essere altrimenti se ad una squadra arrivata rovinosamente nona togli l’estro di Cassano per Belfodil e aggiungi i soli Campagnaro e Icardi (peraltro raramente disponibili). Il tecnico toscano ha precisato che in questi sei mesi ha valutato la rosa a disposizione, lasciando presagire l’avvicinamento ad uno sfoltimento che pare tuttavia improbabile.

Mazzarri era partito col piede giusto ridando convinzione e solidità alla squadra. Purtroppo alla prima capitolazione (contro la Roma) sono riapparsi i fantasmi dello scorso anno. Con fatica si è riacquistata un po’ di solidità per poi riperderla paurosamente. L’Inter appare una squadra fragile mentalmente anche nel corso della stessa partita. Ieri siamo partiti bene, molto bene. Alla prima sbandata , di Juan, la squadra perde sicurezza. Mazzarri evidentemente non pensava di trovare una situazione tanto complessa ma il suo voto al giro di boa non sarà alto come si pensava dopo una decina di giornate,

I giocatori hanno, come l’anno scorso, le loro grandi responsabilità? Direi di no. Io vedo gente che si dà da fare sempre e comunque. L’anello debole è individuabile in coloro che giudicano suddetti giocatori. Nell’Inter attuale c’è un grande attaccante come Palacio, un grande portiere, un buon giocatore (a fasi alterne) come Guarin, un talento come Kovacic e un ottimo difensore (non sempre disponibile) come Campagnaro. Per il resto di vaga tra lo sconcertante (Ranocchia, Kuzmanovic) all’altalenante cronico (Juan, Alvarez). Ora bisogna capire dove si vuole arrivare a maggio e poi agire di conseguenza sul mercato. Se l’obiettivo è il piazzamento Uefa andiamo benissimo così, altrimenti servono un paio di innesti di grande qualità.

Della partita di Roma voglio raccontare veramente poco o niente. Tanta mediocrità da ambo le parti. La Lazio che fa barricate. Damato che non vede un rosso clamoroso per Dias e nemmeno un rigore solare su Rolando. Poi Nagatomo e Ranocchia confezionano un gol impossibile e tutti a casa.

Pagelle

Handanovic 6, Ranocchia 4.5, Rolando 6.5, Juan 6, Jonathan 5, Kuzmanovic, 5, Cambiasso 5, Alvarez 5, Nagatomo 5, Guarin 5.5, Palacio 5 (Milito 5.5, Kovacic 5, Zanetti s.v.), Mazzarri 5.

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Verso Brasile 2014: una visione nerazzurra

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Si conoscono già due terzi delle 32 partecipanti a Brasile 2014. Restano in bilico due spareggi inter-zona, 4 spareggi europei e il ritorno di 5 spareggi africani.

Asia e Oceania: Giappone, Corea del Sud, Australia, Iran. Spareggi: Giordania e Nuova Zelanda

Poche sorprese nei due gironi asiatici che promuovono i nipponici guidati da Zaccheroni con ampio anticipo (prima squadra a qualificarsi in tutto il globo). Cammino senza intoppi per Nagatomo e compagni che sopperiscono alle lacune difensive sfruttando una buona organizzazione di gioco (palla bassa e compagno libero che si propone sempre) insieme al grande talento di Kagawa e Honda nel loro camaleontico 4-3-3. Da tenere d’occhio Okazaki. Il n.55 neroazzurro si alternata tra terzino sinistro e tornante sinistro a seconda dello schema adottato ed è uno dei punti fermi di Zac. Poco entusiasmanti le rose e i cammini di Corea del Sud (ha avuto la meglio dell’Uzbekistan solo grazie alla differenza reti) e dell’Australia (che ha sfruttato un girone scadente). Le recenti amichevoli di lusso con Brasile (0-2) e Francia (0-6) hanno palesato i limiti delle due compagini. Tuttavia viene premiata la scelta dei Kangaroos di spostarsi clamorosamente nella lega asiatica dove i posti disponibili sono maggiori rispetto al mezzo posto offerto dall’Oceania. Infatti la vincente Nuova Zelanda aspetta il Messico per un’improbabile qualificazione. Discorso a parte merita l’Iran che sta rinverdendo i ‘fasti’ di fine anni ’90 grazie ad una squadra giovane ed orgogliosa. Salvo sorpresissime solo il team del Sol Levante sembra avere qualche chance di superare il primo turno in Brasile. L’altro spareggio inter-zona vedrà fronteggiarsi Uruguay e la rivelazione Giordania. Match dal destino segnato ma per i giordani è già una grande impresa esserci dopo il clamoroso smacco in casa del più quotato Uzbekistan nello spareggio tra le due terze dei due gironi finali. Grandi delusioni Arabia Saudita, Cina e Nord Corea che non sono arrivate nemmeno al turno finale. 

Africa: tutto da decidere.

Nel continente nero mancano solo i ritorni dei 5 play-off in cui si sfidano le vincenti dei 10 gironi (secondo turno). Nella top ten non entrano un Sud Africa ormai in disarmo ed un Marocco che manca dalla ribalta mondiale dal 1998. Spiccano outsider come Etiopia e Burkina Faso. Gare di andata abbastanza equilibrate eccetto la supersfida di Accra. Il Ghana ha inferto un pesante 6-1 all’eterna incompiuta Egitto che negli ultimi tempi ha fatto incetta di Coppe d’Africa ma manca dal Mondiale da Italia ’90. Anche la Costa d’Avorio di uno straripante Gervinho dovrebbe gestire comodamente il 3-1 casalingo nella trasferta di Dakar (il Senegal ha rimesso in piedi la partita al 96simo). Ritorno tosto per l’Algeria di Taider che si inchina ai vicecampioni d’Africa del Burkina Faso (3-2). Una partita tiratissima con grandi gol, pubblico delle grandi occasioni e un rigore parato dell’estremo difensore nordafricano. Pitroipa e compagni sognano la prima rassegna iridata, l’Algeria, guidata dal leader Feghouli, spera di riavere Belfodil in buone condizioni per la gara della vita. Il centrocampista interista affianca l’ex Napoli Yebda in un 4-4-2 che esalta le sue qualità. Scialbo 0-0 a Tunisi tra i padroni di casa e il Camerun di Samuel Eto’o. A Youndee il Re Leone proverà a conquistare il suo quarto mondiale anche se i Leoni non sembrano più così indomabili. Chiudiamo con i campioni d’Africa in carica della Nigeria che strappano un immeritato quanto pesante 1-2 ad Addis Abeba. Un gol fantasma non dato ai padroni di casa sullo 0-0 e un rigore a tempo più che scaduto fanno arrabbiare la folla gialloverde. Emenike trascinatore, un centrocampo solido con Onazi e Mikel. Le aquile verdi potranno disputare un discreto Mondiale. Pronostico qualificate: Nigeria, Ghana, Costa d’Avorio, Camerun e Algeria.

Europa: Belgio, Olanda, Italia, Inghilterra, Bosnia, Spagna, Russia, Svizzera, Germania. Agli spareggi: Ucraina, Croazia, Islanda, Francia, Portogallo, Grecia, Romania, Svezia.

Il girone A consegna al Mondiale una squadra dal potenziale altissimo: il Belgio di Wilmots. I belgi non solo sono completi in tutti i reparti (con eccellenze come Hazard, Fellaini e Kompany) hanno altri ottimi interpreti come Witsel,Lukaku, De Bruyne, Vertonghen, Curtois,Dembele e panchinari del calibro di Nainggolan, Chadli, Vermaelen e Mertens. Girone dominato a mani basse con 8 vittorie e 2 pari, pochi gol presi prove di forza come la vittoria in Croazia. Proprio i croati di Kovacic hanno deluso e devono ringraziare la carambola Osvaldo-Aquilani a Copenaghen per il posto agli spareggi. Il tasso tecnico della Croazia rimane comunque sopra la media rendendola la mina vagante dei play-off. Mateo gioca al fianco di Modric nele 4-4-2 di Bilic, un sistema forse non ideale ma il tecnico croato non vuole privarsi della qualità dei due playmakers. Mai in gioco la Serbia di Mihaijlovic. Sta partendo la ricostruzione su Tosic e Markovic. Kuzmanovic ha perso il posto anche tra i panchinari. Da segnalare l’amichevole dei serbi contro Nagatomo&co. in cui Dejan Stankovic ha salutato il calcio giocato divenendo, con 103 presenze, il giocatore più presente della storia jugoslava/serba-montenegrina/serba. Unico calciatore a partecipare a 3 Mondiali con 3 nazionali diverse (1998 Jugoslavia, 2006 Serbia&Montenegro, 2010 Serbia). Un mito.

Il girone B, il secondo più scarso di tutti, fa registrare l’ovvio trionfo dell’Italia di Prandelli che chiude imbattuta ma senza entusiasmare. La Danimarca paga la vendetta del biscotto 2004 con un 2-2 che la estromette dagli spareggi. Ottima performance dell’Armenia di Mkhitaryan mentre Bulgaria e Repubblica Ceca sono in pieno ricambio generazionale e prive dei loro classici uomini di talento e di temperamento.

Il girone C regala il dominio tedesco: 28 punti su 30. Filotto evitato dalla gara più bella dei 9 raggruppamenti europei: Germania avanti, a Berlino, per 4-0 e raggiunta sul 4-4 da Ibra&co. La Germania ha, a mio avviso, il tasso tecnico e temperamentale migliore al mondo. C’è l’incognita prima punta (visti gli acciacchi di Gomez e Klose) e non è da escludere un impiego di Mueller in quel ruolo: troppo alta la concorrenza per i tre posti da trequartista tra Schurrle, Reus, Ozil, Goetze, Draxler Kroos e Sam. Gli altri 7 titolari già si conoscono e sono i soliti noti. Molto bene la Svezia che chiude con ben 20 punti. Gli svedesi sono ormai realtà del calcio europeo: squadra medio-alta, solida ed estrosa quanto basta. Cliente duro per i play-off. Si arrendono una discreta Austria di Arnautovic e l’Irlanda del Trap che finora ha fatto matrimoni con i fichi secchi.

Il girone D viene dominato dagli Oranje di Van Gaal con 28 punti, 34 gol fatti e 5 subiti. Un po’ offuscata la stella di uno Sneijder in fase calante appannaggio di gente giovane e di qualità come Lens e Strootman. Van Gaal fa giocare bene i suoi e col potenziale che si ritrova può dire la sua anche se difficilmente migliorerà il risultato di Van Marwijk nel 2010. Dopo anni di buio torna in auge la Romania che strappa il secondo posto ad una Turchia partita malissimo e ad una Ungheria caduta sul più bello. I romeni dovranno sperare in un sorteggio clemente essendo tra le più deboli delle 8. Ennesimo fallimento turco che dopo l’exploit del 2002 non si è più qualificata.

Il girone E era quello più scarso. Basti pensare che la Svizzera dei tre centrocampisti napoletani ha dominato in lungo e in largo. Difesa solida e 4-4-1-1 molto quadrato per gli elvetici che puntano molto su Xhaka e Shaquiri. Tante vecchie e nuove conoscenze del calcio nostrano da Senderos, Seferovic e Kasami a Von Bergen, Ziegler, Lichtsteiner (oltre ai tre mediani di Rafa Benitez). L’Islanda, vera sorpresa europea, sfrutta il livello basso del girone e la caduta della Norvegia riuscendo a soffiare lo spareggio alla Slovenia di Handanovic (capitano della selezione) partita molto male. Gli islandesi sono il sogno di tutti nell’urna di Nyon. Gudjohnsen resta il cardine, Skulason la speranza. Crollo finale per l’Albania di De Biasi che a pochi match dal termine nutriva qualche velleità di seconda piazza.

Il Girone F è stato monopolizzato dallo scontro Russia-Portogallo. L’ha spuntata, di misura, Capello con una squadra delle sue: rognosa, poco spettacolare, pochi gol al passivo. I russi oltre a Dzagoev hanno poca fantasia e qualità e dunque non sembrano poter nutrire grossi sogni per la spedizione sudamericana. CR7 ancora al barrage con il forte rischio di beccare un accoppiamento tosto. Il Portogallo ha evidenziato i soliti pregi e difetti, ormai atavici. Rolando, dopo le due buone prestazioni con Mazzarri, è stato reintegrato nel gruppo come riserva di Bruno Alves e Pepe. Fanno solo la presenza Isreale, Azerbaijan e una Irlanda del Nord ben al di sotto delle aspettative.

Il girone G ha visto un scontro all’ultimo sangue tra Grecia e Bosnia. Finite a pari punti (25!!!) l’hanno spuntata gli slavi che avevano fatto vedere cose buone già nelle ultime qualificazioni all’Europeo. Dzeko, Pjanic, Ibisevic e Misimovic hanno regalato un salto di qualità innegabile. Il paese è in delirio e il calore dei bosniaci è stato decisivo nelle partite casalinghe. Non andrà in Brasile a fare la vittima sacrificale. Singolare il cammino dei greci che non perdono l’impronta tedesca di Rehhagel e della Merkel: austerità anche nello spettacolo. 12 gol fatti e 5 subiti in 10 partite per l’impressionante score di 25 punti su 30. Squadra rognosa per lo spareggio. Malino la Slovacchia di Hamsik che esce con 2 giornate di anticipo. E pensare che hanno eliminato l’Italia all’ultimo Mondiale…

Il girone H vede il solito cammino poco entusiasmante dell’Inghilterra che suda fino all’ultimo minuto dell’ultima partita con la Polonia, grandissima delusione del raggruppamento nonostante l’ossatura del Dortmund. Gli inglesi non riescono a scrollarsi di dosso i problemi epocali della coesistenza Gerrard-Lampard e di un attacco che senza Rooney latita. Difesa in totale riassemblamento con Cahill e Jagielka centrali e Baines e Walker sui lati. Portiere Hart punto debole come per il Manchester City. Hodgson non avrà grandi chance in Brasile. Molto bene, invece, l’Ucraina che resta in gioco fino alla fine e si accontenta di un ottimo secondo posto. Grande prova del Montenegro in gioco fino alla penultima la nuovissima e piccolissima realtà guidata da Jovetic e Vucinic.

Il girone I registra il passaggio di una Spagna comunque sottotono che, come il Barca, sta soffrendo il calo di alcuni elementi storici. Gli uomini di Del Bosque restano comunque nella top five per la vittoria finale. Qualificazione conquistata in Francia grazie a Pedro dopo l’1-1 al 95simo strappato al Vicente Calderon dagli uomini di Deschamps. L’ex Juve sta creando un gruppo solido e giovane con ottime prospettive. Ribery e Pogba perni dell’ormai classico 4-2-3-1 transalpino. In calo le quotazioni di Benzema.

Centro e Nord America: Usa, Honduras, Costa Rica. Messico allo spareggio inter-zona

I gringos la fanno da padroni nell’esagonale, ultimo step di un estenuante tornata di qualificazione. Con 22 punti gli uomini di Klinsmann si qualificano per la settima edizione di fila. Squadra guidata da un centrocampo solido con Bradley e Dempsey e un attacco importante con Donovan e Altidore. Un certezza ormai che partirà dalla seconda urna, subito dietro l’Italia nel rankng. Molto bene Costa Rica e Honduras che sfruttano il capitombolo messicano piazzando una grande qualificazione. Gli ultimi due turni certificano il calo messicano oltre al dramma del Panama di Dely Valdes. A 2 turni alla fine istmicos e aztecos appaiati. Allo stadio Azteca lo scontro diretto viene deciso, per i padroni di casa, da un gol in rovesciata epica da fuori area a 5 minuti dal termine. Sembra finito il sogno panamense per lo spareggio con la Nuova Zelanda. Invece nell’ultimo turno il Messico perde a San Josè mentre Panama in pieno recupero conduce sugli Usa. Sembra fatta ma due gol statunitensi in un minuto mandano un paese intero in depressione. Il Messico incontrerà la Nuova Zelanda avendo vinto appena due partite su 10 all’hexagonal. Mai in gioco il fanalino di coda Giamaica.

Sud America: Argentina, Colombia, Cile, Ecuador. Uruguay allo spareggio interzona con la Giordania.

L’atipico girone a 9 (vista l’assenza del Brasile) regala pochi sussulti: un Paraguay insolitamente in disarmo e l’Uruguay al barrage e non qualificato direttamente. L’Argentina vince il raggruppamento senza patemi. La squadra di Sabella ha un potenziale offensivo senza eguali al mondo (Higuain, Messi, Lavezzi, Palacio, Aguero, Lamela, Di Maria) ma ha gravi limiti difensivi e a centrocampo dove la scena è dominata dal perno laziale Biglia. In porta Romero non sembra il massimo mentre l’accentramento di Campagnaro dà più solidità ad un reparto veramente povero. Considerando l’opzione terzino destro Hugo sarà inamovibile in Brasile. Ricky Alvarez e Palacio dovrebbero far parte della spedizione seppur come comprimari. Ricky è l’alternativa buona che può tornare utile sia nel terzetto offensivo che in mediana. Rodrigo sempre titolate nelle ultime quattro gare dell’Albiceleste sfruttando l’assenza di Messi e Higuain. Sembra potersi giocare qualche chance potendo fare tutti e 3 i ruoli del tridente, ma tornerà anche Aguero Nessuna speranza per Icardi che ha esordito la scorsa notte in Uruguay. Grandissima performance della Colombia che torna alla rassegna iridata dopo 16 anni. Obiettivamente il potenziale a disposizione di Pekerman è ottimo (Falcao, Rodriguez, Guarin, Cuadrado, Zuniga, Muriel, Quintero) e cavalca l’onda dell’esplosione di un movimento giovanile tra i migliori del mondo. Una squadra che una decina di protagonisti provenienti dall’Italia che ha fatto delle gare casalinghe un punto di forza ma ha saputo far registrare anche il miglior rendimento esterno (13 punti). I cafeteros saranno testa di serie in Brasile con grandi possibilità di sorprendere. Squadra che ha trovato la propria dimensione camaleontica (4-4-2, 4-3-3 o 4-3-1-2 a seconda dell’avversario) ma Guarin fatica a trovare spazio ultimamente pagando un’involuzione evidente. Terzo un buon Cile dei funambolici Sanchez e Vargas (sì, l’enigma del Napoli) e del leader Vidal. Qualità note per i cileni: grande agonismo, grande rapidità, buona qualità (Valdivia eterno play) ma non un grandissimo equilibrio. Chiude quarta l’Ecuador, squadra poco reclamizzata e conosciuta, che da anni dà filo da torcere a chiunque si presenti a Quito (un vero fortino). 22 dei 25 punti arrivano da gare casalinghe (7 vittorie, 1 pareggio e 0 sconfitte). Peccato, per gli ecuadoregni, che il Mondiale si giochi in terra brasiliana. L’ex Manchester Utd Caicedo è la punta di diamante. Infine l’Uruguay che ha faticato nella fase centrale. La squadra di Tabarez ha sofferto lo scarso equilibrio dato del terzetto Suarez-Forlan-Cavani poi risolto con l’esclusione del Chaca. Pereira ormai panchinaro fisso. Gli uruguayani puntano tutto sul temperamento dei centrali di centrocampo  (Perez e Maxi Pereira) e di difesa (Lugano e Godin) e sull’estro degli esterni e della coppia principe in avanti. Suarez capocannoniere del girone, Cavani giocatore totale che più volte gioca a tutto campo. La Celeste avrà il compito agevole di sbarazzarsi della Giordania nel play-off.

In fine il top team (basato sul rendimento e non sul valore assoluto) delle qualificazioni schierato con un insolito, ed improbabile, 4-1-3-2 come la Repubblica Ceca degli Europei 2004: Sommer (Svizzera), Zuniga (Colombia), Martins Indi (Olanda) Felipe Baloy (Panama), Alaba (Austria); Witsel (Belgio); Gervinho (Costa d’Avorio), Ozil (Germania), Ribery (Francia); Dzeko (Bosnia), Luis Suarez (Uruguay). 

Le 8 teste di serie saranno Brasile, Argentina, Germania, Spagna, Belgio, Svizzera, Colombia, Uruguay (dando per scontata la qualificazione). Italia e Olanda restano fuori facendo capire al mondo intero l’utilità delle amichevoli internazionali. Infatti è lì che le due compagini europee hanno perso il treno per il G8.

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Messaggio forte da Trieste

E’ durissima accettare l’1-1 maturato dopo 94 minuti tra Cagliari ed Inter.  Tuttavia bisogna, una volta tanto, saper guardare oltre un risultato assolutamente casuale.

Mazzarri opta per un sorprendente turn-over: fuori Campagnaro, Jonathan, Taider e Palacio dentro Rolando, Pereira (con Nagatomo a destra), Kovacic e Belfodil.

L’Inter pur cambiando gli interpreti non cambia il suo marchio di gioco. Mazzarri tiene abbastanza alta la linea difensiva, i due tornanti chiudono contemporaneamente l’arco d’attacco. Il problema è che Belfodil svaria troppo, Kovacic e Guarin non riescono ad accompagnare a dovere ed Alvarez non gioca sui livelli tattici, fisici e tecnici mostrati sin ora. Nonostante ciò l’Inter riesce a creare più di un grattacapo alla retroguardia sarda. Agazzi, sì il paperone di Cagliari-Samp, si super ben tre volte. Prima si esalta sulla volè destra di Nagatomo indirizzata sotto la traversa, poi , dopo un grande spunto di Ishak, l’estremo difensore cagliaritano respinge la botta ravvicinata di Guarin. Infine Agazzi mostra i suoi riflessi sul colpo di testa a colpo sicuro di Belfodil (poco reattivo sulla susseguente ribattuta). 

La squadra di Lopez-Pulga non riesce a proporre le sue solite ripartenze restando abbastanza bloccata nella sua metà campo, ci prova solo Pinilla con una capocciata che non impensierisce particolarmente Handanovic. L’esordiente Rolando tiene bene, Ranocchia è padrone della situazione, Juan soffre qualche passaggio a vuoto, Nagatomo è ormai una certezza, Pereira fa meno male del solito, Cambiasso fornisce una gran bella prestazione  Non convincono pienamente i due interni e il trequartista mentre la punta alterna ottimi lampi a momenti di buio. Si va negli spogliatoi con uno 0-0 che sta stretto agli uomini di Mazzarri.

Nella ripresa Mazzarri decide di far riposare anche Alvarez e dare più incisività al reparto offensivo: dentro Icardi. In verità la giovane punta argentina non offre una prestazione accettabile con 25 minuti abulici e confusionari. Belfodil fa meglio come seconda punta ma non riuscendo a sbloccare il risultato Mazzarri cala il jolly Rodrigo Palacio (per il nordafricano).  L’arbitro ferma una bella azione corale per un fallo in area rossoblu. Palacio dà una scossa alla squadra dispensando la sua sapienza calcistica. Cambiasso e Handanovic creano una pasticcio che offre una discreta occasione ad Ibrahimi. L’Inter riparte e con una eccellente intuizione di Palacio porta Nagatomo solo sul lato corto dell’area piccola del Cagliari: centro per Icardi che, di testa, deve solo spingerla dentro. 0-1!

Il C

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ODISSEA NERAZZURRA

 

Iniziamo da una buona notizia: tra due settimane sarà tutto finito. La gara di Napoli segna la quattordicesima sconfitta stagionale, record negativo del 1994 eguagliato. Inutile rimuginare su una stagione che più negativa non poteva essere.

 

Ulisse Stramaccioni mette insieme i cocci dell’Inter e confeziona un atipico 3-5-2 con Guarin e Alvarez di punta, il Napoli risponde in formazione praticamente ideale (manca solo Campagnaro). Solito approccio da dimenticare e dopo 3 minuti siamo costretti ad inseguire. Pandev si smarca abilmente e offre l’imbucata per Cavani che, incredulo della libertà concessagli, infila Handanovic senza appello. Chivu e Ranocchia sembrano dire “Vado io, vai tu, vado io vai tu”. Alla fine non ci va nessuno.

 

L’Inter tutto sommato riesce a riprendere le redini della partita con un discreto Guarin e un volitivo Kovacic ma il Napoli ogni volta che riparte mette a nudo tutte le pecche difensive dei nerazzurri. Pereira impegna severamente il portiere azzurro con un sinistro all’angolino. Poi il colpo di scena. Alvarez si invola verso De Sanctis e viene toccato in corsa da Zuniga. CALCIO DI RIGORE. Dopo 24 partite di astinenza. Ricky Alvarez angola bene, De Sanctis tocca ma non evita il pareggio.

 

L’Inter prova a compattarsi, prova a difendere con raziocinio ma gli incursori partenopei creano qualche grattacapo ad una squadra globalmente statica. Va sottolineato che l’Inter riesce a tenere bene sugli esterni(non sempre facile contro il Napoli), soprattutto a sinistra dove Pereira si rende protagonista di una buona prestazione sotto il profilo difensivo.  Handanovic disinnesca, non senza problemi, una bomba di Dzemaili da fuori. Poi l’ennesima discutibile decisione dell’arbitro condita dall’ennesimo svarione difensivo. Ranocchia esce molle sbagliando, as usual, i tempi dell’intervento, arriva a rimorchio Zuniga toccato da un’ingenuo Jonathan in ritardo. Rigore. Io non lo avrei dato ma non si tratta di uno scandalo. Cavani realizza perfettamente. 2-1. Nota di curiosità non di richiamo: Handanovic, para rigori per eccellenza, quest’anno ha respinto solo un rigore, in Europa League sugli oltre 10 avuti contro. Ad Udine ne ha parati anche 5-6 in un anno.

 

Nella ripresa Ulisse Stramaccioni lascia sotto la doccia un evanescente Benassi (vedrei bene un prestito per lui l’anno prossimo) e lancia Cambiasso nella mischia. L’argentino appare fisicamente appannato. Concordo con la gestione del Cuchu da parte di Strama: rispetto all’inizio di stagione lo sta sgravando dai compiti difensivi facendogli fare spesso l’incursore. L’arbitro lascia correre su qualche pedata napoletana mentre l’Inter si smarrisce: Guarin perde brillantezza, Alvarez evapora, Kuzmanovic impalpabile. La fase difensiva vive momenti imbarazzanti: più volte Chivu, Ranocchia e Jesus fanno brutta figura in situazioni tutt’altro che complicate. Un Cavani straripante va a nozze. L’uruguayano gioca una delle migliori gare stagionali: segna, aiuta tantissimo, gioca su 40-50 metri di campo senza mai perdere la lucidità. Generoso e fuoriclasse. Più completo e maturo di Falcao che però ha doti da bomber (tiro e colpo di testa) superiori. Sarà un bell’affare per chi lo prenderà.

 

A 10 minuti dal termine il Napoli va sul 3-1 ancora con il Matador: la difesa nerazzurra combina una frittata totale, Handanovic incluso. E’ la pietra tombale su un match che il Napoli ha ampiamente meritato di vincere. L’ingresso di Schelotto serve solo ad innervosire: ancora una volta lì a sinistra. Ma metterlo nel suo ruolo naturale con Alvarez a sinistra è tanto complicato?

 

L’Inter abbandona i residui sogni di qualificazione all’Europa League e deve guardarsi le spalle dal Catania nono e voglioso di continuare a stupire. Lazio, Genoa e Udinese in 14 giorni: salviamo l’onore, non naufraghiamo ulteriormente, non arriviamo ad un numero di sconfitte ancora più sconcertante. Poi ci sarà il tempo per valutare e costruire. L’anno prossimo non si possono ripetere gli stessi errori sul mercato e in sede di preparazione fisica. Sperando che sfiga e arbitri stiano buoni.

 

LE PAGELLE

 

Handanovic 6: per una sera sveste i panni di SuperMan. Efficace in un paio di occasioni ma incerto sul terzo gol. Punto fermo per l’anno prossimo.

 

Ranocchia 4,5: molle, disattento, svagato, impreciso. Una partita orribile sotto tutti i punti di vista. Mezzo voto in più perché gioca nonostante un problemino. Ragazzo da rigenerare nella testa e nelle gambe.

 

Chivu 4: l’aggravante è che lui dovrebbe dare esperienza e sicurezza. Invece è timoroso e falloso, gestisce male i tempi di uscita difensiva. Da valutare per l’anno che verrà.

 

Juan Jesus 5: il meno peggio del terzetto. Difensore da smussare, anche a Napoli spesso non si controlla e inizia a perdere la posizione, forse anche per generosità. Mostra i soliti limiti quando c’è da seguire l’avversario senza palla. Il ragazzo si farà ma ha bisogno di una guida (specie in campo).

 

Jonathan 5: Partita senza guizzi la sua. Più impreciso rispetto alle ultime uscite,provoca un rigore ingenuo e non punge mai in fase offensiva. Enigma.

 

Benassi 5,5: ancora una volta evanescente, non incide mai per quantità o qualità. Mezzo voto inpiù in considerazione dell’età(non tutti sono Kovacic) e della situazione generale che non lo aiuta.

 

Kovacic 6: niente di eccezionale ma ogni tanto acceca con i suoi  guizzi in slalom tra i paletti avversari. Alla lunga cala ma è il perno del prossimo quinquennio nerazzurro.

 

Kuzmanovic 5,5: partita né carne né pesce per l’ex gigliato che si perde nel marasma generale. Stranamente incaricato dei corner (non sempre preciso). L’anno prossimo lo vedo solo come un rincalzo.

 

Pereira 6: partita dignitosissima per abnegazione in copertura su un cliente scomodo come Maggio, prova anche la sortita offensiva e per poca non buca De Sanctis poi torna fase difensiva per larghi tratti della gara. Io non lo manderei via.

 

Guarin 6: considerando che è appena rientrato e che nemmeno doveva giocare prima del k.o. di Rocchi la sua gara è discreta. Non perde palloni a bizzeffe come nelle ultime 10 uscite prima dell’infortunio e prova a creare soluzioni in un ruolo non suo. Imprescindibile per il futuro.

 

Alvarez 6: Bene nell’occasione del rigore che poi trasforma col brivido, bene uno spunto di destro che impegna il portiere azzurro. Poi il nulla cosmico, fumoso per quasi tutta la gara, interpreta non al meglio il ruolo di punta continuando a svariare come se stesse giocando ala o mezzapunta. Buono come ricambio l’anno prossimo

 

Cambiasso 5,5: anche per lui l’attenuante dello stop recente, il suo apporto non si sente, non punge mai nelle incursioni. Resterà, soprattutto come icona, come uomo spogliatoio. Se accetta riduzione d’ingaggio e ruolo marginale. Altrimenti con la morte nel cuore…

 

Stramaccioni 5,5: l’appunto riguarda l’approccio sbagliato, non nuovo. Per il resto poco da commentare visto quel che aveva a disposizione (tra cui molti a mezzo servizio). Stupisce la testardaggine con cui ripropone Schelotto a sinistra. In ogni caso stasera non vedo sue responsabilità. Prova a cambiare modulo nel finale più per obblighi fisici che per altro. 

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COPPA UEFA 1996/97: LA GRANDE CAVALCATA DAL TRISTE EPILOGO

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L’Inter accedette alla Coppa Uefa ‘96-’97 in maniera a dir poco rocambolesca. Infatti, secondo la classifica finale della Serie A 1996 il Milan era qualificato direttamente alla Champions League mentre a Juve, Lazio, Fiorentina e Roma spettava la Uefa. Tuttavia due eventi fortunosi mutarono loro scenario. La Fiorentina vincendo la Coppa Italia guadagnò la qualificazione alla Coppa delle Coppe regalando il pass europeo alla sesta classificata(il Parma) mentre la Juve vincendo la sua prima Champions a Roma contro l’Ajax conquistò il diritto a partecipare anche l’anno seguente alla massima competizione calcistica continentale permettendo all’Inter(settima classificata) di prendere parte all’ex Coppa delle Fiere.

Ai nastri di partenza l’Inter, assieme al Bayern Monaco detentore, era sicuramente la squadra più blasonata soprattutto alla luce dei due trofei alzati contro Roma(5 anni prima) e Salisburgo(2 anni prima). La rosa a disposizione di mister Hodgson è competitiva per l’avventura europea ma globalmente non di primissimo piano: punti di forza i neoacquisti Djorkaeff e Zamorano affiancati dagli ottimi Zanetti, Ince, Ganz e Pagliuca. In regia giostrava l’altalenante Sforza affiancato dal guerriero inglese, difesa non irresistibile con i vari Fresi, Paganin, Pistone,Angloma e Galante che ruotavamo intorno al capitano(Lo Zio). Spiccavano altre compagini di rilievo come l’Arsenal di Vieira, Bergkamp, Wright e Platt o il Valencia già con la base del miracoloso biennio di Cuper. Da segnalare anche la Lazio di Nesta, Nedved e Signori e il Parma di Thuram, Buffon, Cannavaro, Crespo e Chiesa senza dimenticare il Bayern di Mattheus, Klinsmann, Kahn, Basler e l’italiano Rizzitelli e il Monaco di Barthez, Sonny Anderson, Petit, Henry, Trezeguet.

Il sorteggio dei trentaduesimi di finale è discreto: Hodgson pesca il Guingump proveniente dall’Intertoto. La gara d’andata nel piccolo impianto transalpino non ha storia: secco 0-3. Ganz apre le danze sfruttando in velocità l’incertezza del centrale difensivo avversario per poi battere il portiere con un maligno tunnel, raddoppia Djorkaeff su rigore e chiude Sforza con un tiro da fuori deviato. Il ritorno a San Siro è una pura formalità che si conclude con un insignificante 1-1 grazie alle marcature di Marco Branca in apertura e Wreh nel finale. Nelle fila del Guingamp si segnala un vivace e tecnico Vincent Candela. Il primo turno regala grandi sorprese con le clamorose eliminazioni di Arsenal e Parma per mano di Borussia Moenchegladbach e Vitoria Guimaraes. Ma la sorpresa principe arriva dall’Olympiastadion dove il Bayern del Trap campione in carica non riesce a ribaltare il netto 0-3 del Mestalla di Valencia.

I sedicesimi portano in dote il confronto con gli austriaci del Casino Graz che si riveleranno sorprendentemente ostici. Nei primi 90’ minuti a Milano bisogna aspettare la fase finale per sbloccare il risultato grazie ad Angloma che con un colpo di testa perentorio infila Manninger(si proprio lui). In terra austriaca Hodgson azzarda lasciando in panchina Youri Djorkaeff e la partita si mette male: subiamo il vantaggio locale dal dischetto e rischiamo addirittura l’eliminazione con Sforza che salva sulla linea di porta nel finale. Il doppio confronto si trascina fino ai calci di rigori non senza regalare altri patemi ai nerazzurri lasciati in dieci dal secondo giallo ai danni di Ince. Dagli 11 metri l’Inter li segna tutti(Zamorano, Djorkaeff, Berti, Pistone, Fresi) e risulta decisiva la parata di Pagliuca su Dampfhofer. Il sogno continua e si rafforza anche perché un’altra grande protagonista esce di scena: la Lazio annichilita da uno storico 5-3 del Tenerife. La Roma si inchina ai colpi dell’ex Thomas Hassler e del Khalsrue. Resta in corsa una sola italiana, peggior risultato dal 1979-80.

Per gli ottavi ci tocca l’agevole Boavista. I portoghesi (li ricorderete per la maglia stile Nazionale Piloti) vengono strapazzati sia in trasferta che a domicilio con un umiliante aggregate di 7-1. A Milano i lusitani vengono impallinati senza troppa difficoltà dai colpi di Sforza (punizione verso il centro dell’area non toccata da nessuno che si insacca e gol di rapina dopo la ribattuta del difensore avversario), di Angloma(gol rocambolesco sugli sviluppi di un corner) e di Ganz (piatto facile facile su assist di Zanetti e punizione mancina dai 30 metri, deviata). Gol della bandiera di Jimmy sul momentaneo 4-0. Due settimane dopo in Portogallo ci pensano Djorkaeff ed Ince(migliore in campo). L’Inter entra tra le prime otto e inizia a capire di avere ottime chance per la vittoria finale.

Nei quarti di finale l’accoppiamento con l’Anderlecht è impegnativo. La gara d’andata è una sofferenza lunga 90 minuti. Gli uomini di Hodgson soffrono la mediana di qualità dei belgi con Walem, Selymes, Baseggio e Versavel. Proprio quest’ultimo sigla il meritato vantaggio belga con un fantastico tiro al volo dalla lunetta dell’area di rigore. Il gol dei padroni di casa viene impattato al 75simo da un rete tutta da raccontare. Zanetti prova la percussione e poi ‘scucchiaia’ per Branca che tenta una spettacolare rovesciata, il portiere non trattiene e Ganz segna da vero rapace d’area di rigore. Gol pesantissimo in chiave qualificazione. A San Siro altro match duro ed equilibrato. In apertura Ganz buca l’incerto De Vlieger con un colpo di testa nell’area piccola. Il ghanese Preko mette a posto i conti alla mezz’ora. L’Inter sfonda grazie allo splendido cross di Zanetti che imbecca perfettamente il tuffo di Ganz. L’Inter è in paradiso, c’è solo un ultimo ostacolo prima della finale.

L’urna di Ginevra regala l’affascinante sfida col Monaco, squadra solida, un mix di giocatori affermati(in primis il cecchino Sonny Anderson) e ricca di giovani talenti che solo un anno dopo si laureeranno campioni del mondo. I francesi sono tranquilli, la Ligue 1 è ormai in cassaforte mentre l’Inter è impegnata nella durissima rincorsa al posto Champions occupato dal Parma. L’andata si gioca in un San Siro infuocato(in ogni senso) e l’Inter offre una prestazione maiuscola, da ricordare. Il primo tempo nerazzurro annichilisce i monegaschi: Zanetti,Ince e Sforza dominano il centrocampo per quantità e qualità sopperendo al blocco ad uomo di Djetou su Djorkaeff. Al 17simo da una furbata di capitan futuro nasce il vantaggio: l’argentino batte velocemente una punizione e un fulmineo Ganz si allarga, evitando Blondeau, e buca Barthez sul palo lontano. Il raddoppio è ovvia conseguenza della mole di gioco sviluppata dall’Inter: Ganz brucia la macchinosa retroguardia francese e trafigge un incerto Barthez che inspiegabilmente non esce dai pali. El segna semper lu piazza l’ottava realizzazione europea, terza tripletta, sarà capocannoniere della competizione. Il Monaco si sbilancia cercando di recuperare il passivo e porge il lato al contropiede avversario. Ancora Ganz fugge via e serve Zamorano che in spaccata chiude un primo tempo indimenticabile(3-0). La ripresa si apre con l’espulsione di Grimandi, reo di una violenta manata a Fresi. La partita sembra finita ma paradossalmente gli uomini di Tigana reagiscono. Pagliuca ci mette in guantoni in più occasioni e capitola al 71° al gol del nigeriano Ikpeba Nosa. La gara si conclude 3-1, qualificazione tutta da conquistare. Migliore in campo Ganz, grandissime prove di Pagliuca e Zanetti. A fine gara Hodgson sbotta contro il pubblico “Non capisco i fischi del secondo tempo, non meritavano un trattamento simile ma qui succede sempre così, è dura avere soddisfazioni”. Il ritorno nel Principato è durissimo. Hodgson rilancia gli stessi 11 dell’andata ma è sofferenza per i nerazzurri. Due reti annullate ai padroni di casa, vantaggio di Ikpeba al 64simo e forcing finale con Barthez che sfiora il gol qualificazione. Pagliuca sfodera una prestazione da gigante assoluto. L’Inter torna in finale di Uefa dopo tre edizioni, la terza in 7 anni.  L’avversaria sarà lo Schalke 04 sbarazzatosi solo ai tempi supplementari della sorpresissima Tenerife.

Schalke 04-Internazionale è l’ultima finale di Coppa Uefa con la doppia sfida, dal 1997-98 si passerà alla finale unica. L’Inter non ci arriva nelle migliori condizioni: Hodgson schiera la migliore formazione il sabato precedente la finale ma la testa è al Gelsenkirchen e il Vicenza sbanca San Siro (0-1). Il Parma e il preliminare di Champions si allontanano. I tedeschi invece, dopo una cavalcata europea fortunosa e rocambolesca, ci arrivano freschi e concentrati non avendo alcun obiettivo in Bundensliga(persi nel limbo di metà classifica). Hodgson, privo degli squalificati Angloma,Djorkaeff e Ince, opta per un inspiegabile 5-3-2: Pagliuca; Bergomi Paganin Fresi Galante Pistone; Zanetti Sforza Winter; Ganz Zamorano. Lo Schalke risponde con un 3-5-1-1 in cui spiccano il belga Wilmots e il futuro portiere del Milan Jens Lehmann. L’Inter è nettamente favorita per la conquista della sua terza Coppa Uefa. Tuttavia la squadra milanese non ingrana e soffre l’acume tattico tedesco e la mobilità dei giocatori offensivi (su tutti Nemec, il Di Livio di Repubblica Ceca)ma l’assenza di punte di ruolo rende i padroni di casa poco incisivi. Ganz a fine primo tempo prova ad infilare sul primo palo un  Lehmann stranamente reattivo. Al 70° lo Schalke recupera palla su errore in uscita di Galante, Wilmots raccoglie palla, avanza indisturbato e trafigge Pagliuca dai 25 metri con un secco destro. Il tecnico inglese prova a correre ai ripari inserendo Berti per Fresi ma l’assenza del trequartista franco-armeno è troppo pesante. La gara si conclude con il minimo vantaggio teutonico, per il ritorno c’è grande fiducia. A San Siro c’è chiaramente il pubblico delle grandi occasioni ma i tedeschi sono appoggiati da una nutrita e rumorosa rappresentanza di 10mila tifosi. Hodgson ritrova la formazione ideale grazie ai rientri di Ince e Djorkaeff. L’Inter schiera nel suo 4-3-1-2  Pagliuca; Bergomi Fresi Paganin Pistone; Zanetti Sforza Ince; Djorkaeff; Zamorano Ganz. Il tecnico dei tedeschi Stevens ripropone 10/11 dell’andata con una punta di ruolo in più(Max) e un trequartista in meno (Anderbrugge). Lo Schalke 04, da provinciale qual è, serra le fila e nel primo tempo l’Inter non trova sbocchi. Il centrocampo non riesce a dare la solita vivacità mentre gli attaccanti soffrono le marcature strette di una difesa sapientemente guidata dall’esperto libero Olaf Thon. Nella ripresa il canovaccio della gara non cambia. Hodgson prova a dare la scossa inserendo Angloma per Bergomi e Winter per uno spento Sforza. La scintilla scocca all’85simo: fallo laterale di Pistone, spizzata di Ince e gol impossibile di Ivan Zamorano che in spaccata acrobatica anticipa il difensore e con la punta del destro, dal vertice dell’area piccola, infila il pallone tra il palo e Lehmann. Si va ai supplementari. Lo Schalke ha paura, l’Inter finalmente si scrolla di dosso la tensione e preme. Zamorano imbecca splendidamente Ganz che al volo scavalca il portiere avversario ma la sfera si stampa sulla traversa e per questione di centimetri Djorkaeff non trova il tap-in vincente. Al 120simo, in vista dei rigori, Hodgson sostituisce Zanetti con Berti suscitando la rabbiosa reazione del n.4 argentino. I due quasi arrivano alle mani e vengono divisi dagli altri componenti della panchina. Il pubblico rumoreggia non gradendo l’esito di un doppio match che vedeva l’Inter nettamente favorita. Dal dischetto la dea bendata volta le spalle all’Inter. Anderbrugge GOL, Zamorano PARATO, Thon GOL, Djorkaeff GOL, Max GOL, Winter FUORI, Wiltmots GOL. Finisce 1-3 dagli undici metri. San Siro manifesta tutta la sua delusione e a fine gara Hodgson rassegnerà le sue dimissioni affermando “Con questo pubblico non posso fare altrimenti”. Zanetti trova la lucidità e la serenità per andare a chiedere pubblicamente scusa al tecnico britannico stringendogli la mano. Dopo il trionfo del Bayern Monaco la Coppa Uefa resta in Germania, l’Inter piange per una sconfitta inaspettata ed amarissima.

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LA FIERA DELLA PROSTITUSSIONE INTELECTUALE

Sono giorni di stallo per il mondo interista. Non abbiamo giocato domenica sera e la stagione sembra ormai essersi avviata verso l’oblio. Tuttavia la mia attenzione è stata catturata da una serie di eventi che mi hanno ricordato Josè Mourinho, proprio nei giorni in cui il portoghese, da attore consumato, si lascia riprendere con alle spalle la maglia dell’Inter ed apre (improbabili) spiragli di ritorno. E’ scoccata la scintilla. Sono andato a sbobinare una grossa porzione delle dichiarazioni italiane del ”vate di Setubal”. Mourinho  ha il merito, tra gli altri, di aver individuato il male principale del calcio italiano: la prostituzione intellettuale che corre da Bologna a Milano passando per Coverciano e per le tante testate giornalistiche sportive italiane.

SABATO 16 MARZO – La Juve sta per battere il Bologna mettendo una pietra tombale sulle speranze di rincorsa di Napoli e Milan. La gioia bianconera è palpabile quanto sacrosanta ma c’è il solito imbecille che va oltre: Antonio Conte. In preda ad un raptus mourinhano scimmiotta maldestramente il collega lusitano. Inizia ad aizzare la folla, ad urlare, ad incitare, a chiamare il supporto del pubblico. Tutto bello, tutto accettabile. Piccolo particolare: si gioca al Dall’Ara e non allo Juventus Stadium. Pioli e il pubblico felsineo non gradiscono. Nel post-partita Conte, nel tentativo di giustificarsi, peggiora la sua posizione. “Incitavo i miei tifosi”. Beh non ci risulta che la tribuna dello stadio bolognese fosse destinata ai tifosi ospiti. “Al nostro arrivo ci hanno insultato, ci hanno bestemmiato”. Come a dire: ci avete istigato e visto che ho vinto faccio il bambino dispettoso e sfogo tutta la mia rabbia”. Insomma un allenatore di Prima Categoria avrebbe più stile e senso di responsabilità. Mourinho ed altri hanno avuto esultanze eccessive in trasferta ma rivolte ai propri giocatori o sotto lo spicchio dei propri sostenitori (ricordo un fantastico Malesani ad Udine). Mai nessuno si era permesso di sbeffeggiare platealmente uno stadio.                    La levata di scudi della stampa è raccapricciante. Tuttosport, dopo averci rammentato che nel sorteggio di Nyon la Juve era lo spauracchio del Barcellona, ci spiega che la squadra bianconera è accerchiata, che il suo condottiero, stanco del sistema calcio italiano, ci abbandonerà andando all’ estero ricalcando le mourinhane gesta. Conte, in perfetto stile Mourinho (dei poveri), torna all’ assalto dopo i lamenti di qualche mese fa: “Anche io sono speciale”. Il tutto accade mentre la stampa prova a lobotomizzarci con sparate del tipo: “Guerra Chelsea-Real per Conte” o “Juve terrore d’Europa”. Detto ciò io devo, per coerenza con me stesso, ammettere la bravura di Conte (non è vero che è un gran motivare, è soprattutto un grande intenditore di tattica) e la bontà del progetto calcistico juventino (giocano quasi sempre con ritmo, voglia, fame e qualità). Un piccolo appunto: prima di essere idolatrati, anche in campo europeo, magari questa squadra e questo allenatore devono dimostrare ancora qualcosa.

DOMENICA 17 MARZO (POMERIGGIO) – La lotta al terzo posto prende una brutta piega per noi nerazzurri. Vincono tutte quelle che non dovevano vincere: Milan, Napoli e Fiorentina. Pioggia di complimenti: “si sono risvegliati Pandev e Cavani, ora i partenopei fanno di nuovo paura”; “Quanto è forte Balotelli? Il Milan ha un ritmo insostenibile per le altre”; “Quanto è bella la Fiorentina dell’aeroplanino Montella? Il piccolo Barcellona italiano”. Ok. Passano sotto silenzio errori arbitrali macroscopici che nel caso di Napoli e Milan sono ormai prassi consolidata nel campionato in corso. A San Siro 16 giorni dopo aver visto l’assurda espulsione di Candreva, l’arbitro non estrae il rosso per Zapata che con un colpo di braccio volontarissimo blocca Ilicic ormai destinato al face-to-face con Abbiati. Senza dimenticare la vergogna consumatasi nella giornata precedente a Marassi con 2 rigori clamorosi non fischiati al Genoa. Ma pare che sia tutto normale. Tutti ad encomiare Allegri, Galliani e Balotelli. E’ assurdo constatare come la stampa abbia riconosciuto le doti di questo ragazzo solo quando ha cambiato maglia. A Genova entra e si fa ammonire scioccamente dopo 10 secondi. Fosse successo ai tempi dell’Inter, giù con processi, trasmissioni e prime pagine ad hoc. Intanto il piagnone Mazzarri incassa l’ennesimo aiutino di una temporada stranamente fortunata per i colori azzurri sotto questo aspetto. La Fiorentina si sbarazza a fatica del Genoa con 2 gol irregolari, il primo addirittura pacchiano vista la spinta eclatante di Aquilani a Granqvist. L’omertà giornalistica la fa da padrona.

DOMENICA 17 MARZO (SERA) – Galliani ha consumato i suoi giorni post-sberla azulgrana a inventare scuse pur di non ammettere un cappotto storico (mai nella Coppa dei Campioni un 2-0 casalingo era stato sovvertito al ritorno). “Se il pallone di Niang fosse entrato…’’, “La sconfitta è iniziata a Genova con l’infortunio di Pazzini” e poi una fantastica supercazzola sulla sfortuna e i pali. Domenica sera non trova niente di meglio che fare allusioni sul rinvio di Sampdoria-Inter come se i doriani fossero fessi e il comune di Genova tifasse Inter. Il geometra dalla sempre gialla cravatta dimentica, da prostituta intellettuale per eccellenza, dimentica due passaggi:

1)    l’Inter è la squadra che ha usufruito meno dei rinvii al lunedì dopo le gare di Europa League (e fatalità le abbiamo perse quasi tutte). Anzi, quasi un mese fa i nerazzurri non hanno usufruito dello slittamento del derby per mere motivazioni televisive. Il Napoli due stagioni fa giocò di lunedì ogni gara post-europea.

2)    Il sig. Galliani qualche tempo fa si dilettava in Lega a spostare le gare di Coppa Italia che precedevano il derby. Senza motivo alcuno.

Un po’ di vergogna no?

LUNEDI’ 19 MARZO – Da Coverciano viene lanciata un’insensata quanto inutile campagna pro-Totti. Prandelli ci confessa che questo Totti lo porterebbe in Brasile. Buffon rincara la dose dicendo che il capitano giallorosso fa cose pazzesche, “fa ancora la differenza”. I media raccolgono la provocazione e via alle fanta-formazioni con Totti Balotelli ed El Shaarawy. Nulla da dire sul giocatore che stimo e credo fermamente che sia ancora uno dei migliori italiani per tasso qualitativo. Il punto è un altro e l’ha parzialmente colto anche il diretto interessato da Trigoria declinando sostanzialmente l’invito. Il Mondiale si gioca in 20-25 giorni, se vai fino in fondo si tratta di una partita ogni 3-4 giorni. Totti non è fisicamente adatto ad un tour de force del genere ed è uno dei primi motivi del suo addio all’azzurro. In secondo luogo c’è la vecchia ma mai trascurabile questione del gruppo: vallo a spiegare a gente che suda da anni per la maglia azzurra che deve restare a casa per far spazio ad uno che alla Nazionale ha rinunciato 7 anni or sono e non ha mai brillato per particolare attaccamento: sparate del tipo “Meglio lo scudetto con la Roma che il Mondiale”, i falsi certificati per non essere convocato e infine il prematuro abbandono a 29 anni. Terzo: di difficile collocazione tattica. Totti può giocare in una Roma senza equilibrio che perde a destra e a manca o in una Roma degli ultimi tempi dove lui fa il falso nueve ed è bravissimo a propiziare gli inserimenti altrui. La Nazionale gioca col 4-3-1-2. Vogliamo smontare 3 anni di progetto per la follia Totti? Non mi addentro in ulteriori considerazioni tattiche ovvie che saprete fare da voi ma basti pensare che alcuni giornali hanno schierato Totti mezza punta dietro il duo tutto rossonero e poco italiano. Last but not least ci metto Antonio Cassano. Chiarisco un punto: io per diversi motivi non sono un grande estimatore del fantasista barese. Però ci sono delle realtà da considerare. Cassano sta facendo bene: tra gol e assist ha ampiamente superato quota venti (per la precisione 10 gol e 13 assist in poco più di 30 presenze). La qualità del giocatore non si discute. Cassano, però, è stato fatto fuori all’inizio del biennio mondiale perché non compatibile col gruppo e non futuribile. Beh, Totti ha 6 anni più di Antonio e dal gruppo azzurro manca dal Mondiale tedesco. Cassano è stato protagonista dell’intero biennio europeo fino alla sciagurata finale di Kiev di 8 mesi fa. L’onestà intellettuale, questa sconosciuta.

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LA MATURITA’ DEL TIFOSO

Seguo l’Inter dalla stagione 1994/95. L’era Moratti l’ho vissuta tutta. Dall’Inter di Bergkamp e Sosa all’Inter di Milito e Pazzini.In mezzo tanta roba e una convinzione : non cambierei la nostra storia con quella di nessun altra squadra, pur riconoscendo che esistono altre storie più vincenti. Io mi tengo le mie delusioni e le mie gioie. Nessuno potrà capire quello che ho provato in negativo e in positivo. Oggi posso considerarmi un tifoso maturo. Prima degli scudetti di Mancini e del Triplete di Mourinho vivevo nella perenne speranza di vincere qualcosa, non sapevo nulla di cosa significasse vincere qualcosa di importante. Poi quando inizi a vincere sul serio, improvvisamente ti trasformi in un tifoso onnivoro che vuole tutto e pensa che sia normale vincere tutto o almeno lottare fino in fondo per tutto. A queste cose ci ha abituato l’Inter. Nessuno ha mai giocato al 100% tutte le competizioni come abbiamo fatto noi negli ultimi 6 anni. Ma l’incantesimo è finito. Siamo scesi sulla terra, siamo tornati alla dura realtà degli anni passati. Era l’80simo minuto di Inter-Atalanta quando ho realizzato che niente ha più senso. Non ha senso prendersela con Maicon che non azzecca un cross, con un Lucio farfallone e arruffone, con un centrocampo lento,senza idee e senza fisicità, con un attacco sterile, abulico, al limite dell’indecenza, con un allenatore incapace. Questa squadra e questa società sono allo stremo (mentale soprattutto), non ne hanno più. I numeri sono impietosi e lampanti. Il fatto che la squadra non reagisca dopo una serie irripetibile di sconfitte, che non reagisca in Champions o dopo l’eliminazione col Marsiglia mi disarma. E allora capisci che resta solo la maglia, la passione per non lasciarsi andare in uno psicodramma sportivo. Non è facile nel giro di 2 anni passare dalle avventure sessuali con Scarlett Johansson a quelle con la Litizzetto. Ma è proprio qui che bisogna andare oltre, fare il salto di qualità e realizzare che io di Zanetti, Milito, Cambiasso, Sneijder, Maicon, Samuel, Lucio, Julio Cesar avrò sempre un ricordo fantastico. Tra 20 anni parlerò di loro come i fantastici condottieri del Triplete e non come gli inguardabili giocatori del 2011/12. Un’altra cosa a cui dovremmo abituarci è il confronto con l’Inter di Mou. Sono cresciuto col mito dell’Inter di Herrera, i miei figli cresceranno col mito dell’Inter di Mou, perché non ci sarà mai più niente di simile. E oggi, con la mia squadra fuori da tutto e che l’anno prossimo vedrà anche l’Europa League da casa, voglio riappropriarmi della passione vera lasciando fuori la psicosi da tifoso onnivoro e integralista. Ricostruiamo la squadra, ritorniamo a gioire per le vittorie con Cesena e Spartak Mosca nella speranza che in pochi anni torneremo a calcare palcoscenici importanti. E dico ciò perché i resti della squadra sono rovine, non ci sono basi da cui ripartire, non illudiamoci. Torniamo umili. La felicità del tifoso non può e non deve dipendere unicamente dalla vittoria di una Champions o di uno scudetto. Magari questi anni di magra renderanno fantastici i successi futuri, proprio com’è stato per gli ultimi 6 anni di Inter dopo 15 anni di bacheca vuota. Serve anche un cambio di cultura sportiva. I media hanno creato una cultura sportiva assurda in cui se arrivi secondo sei uno sfigato, se non vinci hai fallito dimenticandosi che esistono 4/5 società che investono a certi livelli per vincere in Italia, dimenticandosi che in Europa ci sono 10 grandi pretendenti e le 9 che non vincono non possono essere additate come squadre fallimentari. Io non scorderò mai le emozioni provate nei martedì di Coppa Uefa, quando la mia mente era libera dall’ossessione della vittoria. Era un tifoso piccolo ma passionale che soffriva ugualmente in ogni partita, dalla Juve allo Strasburgo. Allo stesso modo voglio un cambiamento societario. Via questi sapientoni da fair play finanziario, via i gelosoni di corte. Dentro gente competente e passionale. Ridatemi Oriali, datemi qualcuno che riesca a gestire al meglio il sentimento e i soldi di Moratti. Non fate diventare la mia squadra un’azienda. Non voglio né russi né arabi, voglio competenza, sincerità e coerenza.
E per capire tutto ciò serviva vivere l’inferno e il paradiso. Ma dall’alto o dal basso ricordiamoci che C’E’ SOLO L’INTER!PER NOI NIENTE E MAI NORMALE NE’ SCONFITTA NE’ VITTORIA.

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Fìn. Zerò titulì.

Nel leggere o sentire dalla viva voce di Ranieri che “i ragazzi hanno dato tutto”, la cosa più agghiacciante, stasera, è che è vero. Che più di quello che han mostrato stasera, questi in corpo non hanno, non più.

E allora di che vuoi parlare? Vuoi cercare colpe particolari nel mimo della Rinascente (cit.)? Non ne vedo, stasera. Nel desolante quadro che raffigura la nostra decadenza, è un elemento di contorno, una foglia caduta, ma ai piedi di un albero totalmente già secco.

Che facciamo, ci ripetiamo per l’ennesima volta che ha sbagliato la società, che non si sostituisce Eto’o con nonno Furlàn, che dalla panca comunque non si alza più un 12° in grado di rovesciare la partita, che abbiamo venduto male e comprato peggio?
E vabbè, diciamolo, di nuovo.

Prendiamocela coi vecchi, i senatori. Con le loro frasi del cazzo, le loro statistiche del cazzo, le loro fottutissime grigliate del cazzo (di nuovo, sabato scorso; di nuovo, solo la metà della squadra che parla spagnolo): è una battaglia persa. Tanto quelli che c’erano dal 2005 (o prima…) si sono ormai ritagliati un posto nella storia nerazzurra, nemmeno del tutto ingiustamente, in fondo, qualcuno andrà in pensione già sto anno, qualcuno diverrà “meno titolare” da luglio (è un auspicio, ovvio, ma credo che la situazione sia tale da rendere inevitabile la rifondazione), pure il milan in fondo ha vinto lo scudetto dell’anno scorso con i nonni Pirlo e Gattuzoo (ed Ambrosini) a mezzo servizio…

Insomma, prima o poi doveva finire sto ciclo, non è durato poco, ma non siamo diventati Interisti una sera (bellissima) d’estate nel 2006, non smetteremo di appassionarci  per questi colori in un inizio di primavera 6 anni dopo, è lo Sport.

Il mercoledì, per altro, c’è di nuovo Sabina Guzzanti in tv… e i cinema a prezzo ridotto, pure.

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Un’ecatombe. Vi spiego perchè…

Ieri sera si è consumata un’altra pagina del melodramma nerazzurro. 2-2 interno col Catania, ma bisogna leggere tra le righe.

L’allenatore non c’è più. Schiera una formazione vergognosa con Forlan(che è una punta) ala sinistra e Nagatomo(che è un terzino) ala destra. Una coppia di mediani che nessuno penserebbe mai di far scendere in campo. Palombo-Cambiasso hanno passo lento, sono entrambi mediani di posizione, male assortiti insomma. Durante la partita va in confusione totale proponendo un 4-2-3-1 di mourinhana memoria con Forlan Sneijder e Milito dietro Pazzini, improponibili. La squadra si sfalda, non pressa, Milito perde lucidità, Forlan si affanna a crossare da terzinaccio, Wesley soffre la mancanza totale di movimento là davanti. Poi lo scatto d’orgoglio: fuori Palombo e Cambiasso(versione paracarri) dentro Obi e Poli. Ottimo l’ex doriano che finisce per sembrare Gerrard, in realtà erano 2 anni che non vedevamo un mediano mobile, voglioso, grintoso e cattivo. La partita la raddrizziamo più per il regalo di Carrizo che per la reazione della squadra. Alla fine rischiamo di perderla con Seymur che regala la palla a Julio Cesar ma anche di vincerla con un vergognoso e ignobile Pazzini che sbaglia l’ennesimo gol assurdo(a 5 metri dalla porta, solissimo) della sua tremenda stagione.

Non nego di aver sperato nell’esonero di Ranieri e nella reazione d’orgoglio in Champions col nuovo allenatore. Poi mi sono fermato a riflettere. Julio Cesar non dorme la notte e  fa discorsi alla nazione negli spogliatoi. Cambiasso, sostituito e fischiatissimo, piange come un bambino in panchina. Cazzo questi forse ce la stanno mettendo davvero tutta ma NON NE HANNO PIU’. SONO FINITI SENZA SE E SENZA MA. La cosa che mi lascia più disgustato della serata di ieri è l’intervista di Zanetti. Una serie di vergognose dichiarazioni il cui messaggio (poco) subliminale è chiarissimo: “Noi abbiamo vinto tutto, se Ranieri pensa di poterci sostituire faccia, poi vediamo chi sarà più forte al braccio di ferro. Questa situazione non è colpa di noi senatori. Qui comandiamo noi e siete pregati di stare zitti”.

Nello specifico, non per essere disfattsta, credo che sia quasi tutto da buttare. Julio Cesar è la brutta copia di se stesso, Nagatomo è improponibile a certi livelli, Lucio è il mio cruccio principale : ma perchè cazzo non lo fa sedere una volta in panchina? Basta! Basta con le sue puntuali uscite a cazzo, basta coi suoi vuoti mentali, basta con le sue imbarazzanti discese in attacco. Zanetti dopo 16 anni inizia a dare i primi segni di cedimento fisico. Cambiasso è immorale per quanto cammini. Stankovic è marcio. Pazzini si sta fottendo mentalmente. Sneijder è la situazione più bollente. Il giocatore mentalmente non c’è, lo vediamo noi, lo vede Ranieri, lo vedono in Olanda dove è criticatissimo. Già sa che andrà via e che non è stato venduto solo per casualità ma contemporaneamente gli dicono che è il leader. Lui è pigro in campo, nervoso, non ne azzecca una. Non ha voglia. Ieri ho visto un angolo battuto da Milito, con Wesley che sonnecchiava a limite dell’area. C’era una punizione dai 40 metri e Zanetti ha dovuto sollecitarlo per fargliela battere, lui faceva finta di niente. Non corre e nemmeno fa finta. Quando perdiamo palla persno Milito e Forlan abbozzano un minimo pressing, lui resta fermissimo, disinteressato.Infine Faraoni,Castaignos e Obi non li reputo all’altezza. Zarate andrà via per fortuna. Palombo(pessimo ieri sera) è una discreta riserva.

Bene Milito che il suo dovere continua a farlo, bene Forlan ch e non è un brocco e lo dimostrerà fino alla fine. Samuel, pur non essendo dinamico come ai bei tempi, non mostra segni di squilibrio mentale e resta un ottimo difensore. Poli è uno sul quale punterei. Guarin, se sta bene, piscia in testa a tutti i nostri attuali centrocampisti. Alvarez va rivisto, ma non sprecato. Maicon, coi suoi alti e bassi, resta comunque un giocatore importante ma bisognerà capire innanzitutto le sue motivazioni.

Il campionato è bello che andato. Non voglio la qualificazione Uefa, meglio ripartire da zero come la Juve di quest’anno. E poi francamente non vedo come questa squadra possa arrivare davanti a due tra Udinese(+9),Lazio(+11), Napoli(+6) e Roma. L’ultima speranza resta la Champions dove, rispetto al campionato, ci sono più motivazioni per tutti. Non possiamo vincerla è chiaro. Ma iniziamo col passare il turno. Una volta ai quarti nell’urna puoi trovare un Lione, un Napoli, uno Zenit. Poi tra un mese chissà…c’è pure Villas Boas libero…

In tutto ciò noto un brutto andazzo dei media. L’Inter merita critiche pesantissime(come quelle esposte in questo post), peggiori di quelle che hanno meritato la Juve dei settimi posti e il Milan della qualificazione Uefa. Fatta questa premessa trovo penosa l’inobiettività dei vari giornaletti e sitarelli. L’importante è dare addosso all’Inter, non interessa a nessuno sapere che Zuniga al 90simo fa un fallo netto da rigore su Pazzini e che il Catania segna con Marchese in fuorigioco di 2 metri. Inoltre Milito sbaglia sciaguratamente di testa su punizione di Sneijder, l’arbitro aveva fischiato un fuorigioco imbarazzante con Milito in gioco di 3 metri (stessa dinamica del gol annullato a Motta nel derby). Certo che se lo facessimo noi un dossier quest’anno ci sarebbe da ridere…

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METTIAMOCI LA FACCIA TUTTI…

Notte di passione. Notte molto nera e poco azzurra. Il Bologna sbanca San Siro con un netto 0-3.  Partita nata male, come tantissime quest’anno. Sbagliamo 3 gol clamorosi (due con Maicon e uno con Forlan) loro si affacciano una volta nella nostra metà campo e ci infilano grazie alla dabbenaggine di Lucio prima e di Zanetti poi. Panico generale. Ranocchia la fa grossa e Di Vaio sigla lo 0-2. Partita finita, i restanti 50 minuti sono solo lenta e dolorosa agonia calcistica. Il 3-0 dell’ex Acquafresca in slalom stile Messi tra i birilli nerazzurri è la ciliegina su una torta amarissima.

La crisi è profondissima quanto innegabile. Da 65 anni non perdevamo 10 gare in serie A (e mancano ancora altre 15 partite). Da secoli non si vedeva l’Inter non segnare per 3 gare di fila, peraltro contro difese tutt’altro che irresistibili. Quindicesima sconfitta stagionale. Settimo k.o interno  e la cosa grave è che San Siro non è stato violato esattamente da Barcellona o Manchester United ma da Novara Trabzonspor Bologna e Cska. Un onta difficile da lavare. Quasi 40 gol al passivo. Serve altro?

I GIOCATORI, I PRIMI COLPEVOLI

Aldilà di ogni discorso gente come Maicon, Zanetti, Cambiasso, Milito, Pazzini, Sneijder, Cesar, Lucio anche con una gamba non può e non deve prenderne 3 in casa dal Bologna. Uno come Sneijder che si fotte 7 mln annui potrebbe anche azzeccare una partita o, se non chiedo troppo, uno a scelta tra un tiro e un assist ogni tanto.Pazzini (che ha più attenuanti degli altri) potrebbe inventarlo mezzo gol ogni tanto. Uno come Lucio potrebbe evitare di uscire a farfalle ogni santa partita per tentare anticipi improbabili. Uno come Maicon potrebbe anche giocarle 3 partite di fila. Uno come Cesar potrebbe prenderla una palla ogni 10 tiri ,invece riesce a toccare la sfera solo per raccoglierla dal fondo del sacco. Uno come Cambiasso potrebbe dire ‘Mister io prendo fiato’ visto che non corre da 24 mesi or sono. Uno come Stankovic potrebbe ritirarsi visto che ormai è disponibile per 10 partite all’anno. Per non parlare dello squallido clan argentino che ormai gestisce le sorti societarie. Tutto molto triste.

MORATTI CEDA.

Il presidente va ringraziato ma ora deve farsi da parte. Con ogni probabilità non faremo la Champions l’anno prossimo. Il FPF intrapreso diventerà dunque ancor più stringente. O torna ad investire evitando di prenderci in giro col FPF o ci saluta. Dopo il triplete ha pensato di essere diventato di colpo bravo. La verità è che aveva trovato un allenatore che gli faceva da tecnico, da manager, da uomo mercato, da addetto stampa e da giardiniere. L’inspiegabile allontanamento di Oriali è stato l’apice di questa sua cattiva gestione societaria. Inutile aggiungere Benitez, Gasperini e Leonardo di cui sappiamo tutto, anzi troppo. Un’altra gravissima colpa è quella di aver dato la squadra in mano al clan argentino al quale non ha mai saputo dire di no. Gasp ci ha fatto sapere che gli stessi argentini incidono anche sul mercato nerazzurro ormai.

Io sono allo stremo. Voglio perdere, voglio andare in B. Ma sono stufo di vedere queste sceneggiate. Giocatori contro gli allenatori, società senza potere e senza capacità. Metti la primavera in campo, ti prego. Mi avete costretto a vedere Faraoni Poli e Sneijder(a sinistra) dietro Pazzini. Ho visto Obi e Faraoini ali, Zarate ala, Castaignos, Forlan tornante… ho visto Centurioni, Lisuzzo, Antonsson, Raggi, Celutska,Beretzuski fare i titani contro i miei attaccanti. Ho visto Caracciolo, nonno Di Vaio, Doumbia tramortire i miei difensori. Basta vi prego. Ho già abbastanza racconti per i miei nipotini.

Evito di parlare di Ranieri. Rispetto quest’uomo per dargli delle responsabilità in un momento come questo.

Nota per i tifosi del Meazza. Scandalosi, andate a fare in culo voi e lo Special One.

L’unica consolazione è che noi siamo settimi avendo tirato la cinghia…c’è chi ha fatto 2 settimi posti spendendo 150 mln in 2 stagioni…

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